Tobia Sardellini
Indice
Introduzione
In via Bartolini 72, a Macerata, un edificio residenziale del 1971 lascia spazio a una nuova architettura contemporanea, nata dalla demolizione e ricostruzione post-sisma e progettata per rispondere agli standard attuali di sicurezza, efficienza energetica e qualità abitativa. L’intervento, realizzato dalla Sardellini Costruzioni, integra isolatori sismici alla base, una struttura mista acciaio-calcestruzzo, un involucro durevole in klinker chiaro e soluzioni impiantistiche no-gas per restituire alla città un edificio sicuro, efficiente e pensato per durare.
Dal danno strutturale alla scelta della demolizione e ricostruzione
La ricostruzione di un edificio è una scelta che nasce da una valutazione precisa dello stato dei luoghi, delle condizioni strutturali esistenti e degli obiettivi di sicurezza che un immobile deve garantire nel tempo.
Nel caso dell’edificio residenziale di via Bartolini 72, a Macerata, l’intervento prende avvio da una condizione di forte criticità. Il fabbricato originario, realizzato nel 1971, presentava un importante danneggiamento e gravi carenze strutturali del calcestruzzo originale. In un edificio di questo tipo, il semplice miglioramento sismico dell’esistente non rappresentava la soluzione più efficace né la più sostenibile sotto il profilo tecnico ed economico.
La demolizione e ricostruzione ha quindi consentito di superare i limiti dell’organismo edilizio originario e di progettare un nuovo edificio conforme agli standard di sicurezza richiesti dalle NTC 2018, con una visione più ampia: non solo ripristinare un volume, ma realizzare una residenza contemporanea, più sicura, più efficiente e capace di inserirsi con identità nel tessuto urbano.
Per la Sardellini Costruzioni, questo tipo di intervento rappresenta uno dei campi più significativi della ricostruzione post-sisma: trasformare una fragilità strutturale in un’occasione di rigenerazione edilizia, tecnologica e architettonica.
Isolatori sismici alla base: sicurezza e protezione dell’edificio
Il cuore tecnologico del nuovo edificio è rappresentato dall’integrazione degli isolatori sismici alla base. Si tratta di dispositivi progettati per modificare il comportamento dell’edificio durante un evento sismico, riducendo la trasmissione diretta del movimento del terreno alla struttura soprastante.
In termini semplici, un edificio tradizionale tende a seguire le accelerazioni del suolo durante il terremoto. Con l’isolamento sismico, invece, la struttura viene “separata” dalle fondazioni attraverso dispositivi capaci di assorbire e controllare parte del movimento. L’obiettivo non è rendere l’edificio più rigido, ma permettergli di reagire in modo più controllato, riducendo le sollecitazioni sugli elementi strutturali e limitando il rischio di danneggiamento.
Nel progetto di via Bartolini, le fondazioni profonde su pali trivellati ospitano isolatori sismici a scorrimento a doppia superficie curva. Questa soluzione permette di aumentare la protezione dell’organismo edilizio in occasione di futuri eventi sismici, migliorando la capacità dell’edificio di conservare la propria integrità strutturale.
L’impiego degli isolatori alla base assume un valore particolarmente importante nel contesto marchigiano, segnato dagli effetti del sisma e dalla necessità di ricostruire non solo edifici, ma condizioni di sicurezza, continuità e fiducia. La tecnologia, in questo caso, non è un elemento accessorio: è parte fondante del progetto.
Una struttura mista acciaio-calcestruzzo per la nuova residenza
La nuova residenza nasce da una struttura mista acciaio-calcestruzzo, pensata per coniugare resistenza, precisione e controllo delle prestazioni. La scelta strutturale dialoga direttamente con il sistema di isolamento alla base, componendo un organismo edilizio nel quale ogni elemento partecipa alla sicurezza complessiva.
La struttura è l’anima dell’edificio, la parte che consente al progetto di rispondere alle esigenze più concrete della ricostruzione post-sisma: affidabilità, durabilità, riduzione del rischio e capacità di mantenere nel tempo le proprie prestazioni.
Il nuovo volume ospita circa 6.000 metri cubi di progetto, distribuiti in un trapezio rettangolo che accoglie 15 unità immobiliari su cinque livelli fuori terra. L’assetto planivolumetrico ricompone il lotto con una geometria chiara e ordinata, restituendo un edificio compatto ma
Dalle cajas vacías allo spazio vissuto: il progetto architettonico
Il progetto architettonico nasce da un’idea scultorea. Il riferimento è alle cajas vacías di Jorge Oteiza, le “casse vuote” attraverso cui l’artista, negli anni Cinquanta, indagava il rapporto tra materia, vuoto e spazio. Oteiza piegava, tagliava e assemblava lamiere per definire i contorni di un volume, lasciando che fosse il vuoto a diventare protagonista.
Nel nuovo edificio di via Bartolini, questa lezione rappresenta il metodo progettuale. Il piano, la lastra, il taglio e l’arretramento diventano strumenti per costruire uno spazio abitabile, per trasformare il volume compatto in un organismo attraversato da luce, ombra e profondità.
L’edificio si presenta come un blocco rigoroso, rivestito in lastre di klinker chiaro a giunti regolari. Eppure, all’interno di questa apparente compattezza, sono i vuoti a dare forma compiuta al volume. Le logge arretrate, le aperture verticali, i frangisole metallici e gli svuotamenti degli spigoli interrompono la massa e obbligano lo sguardo a muoversi attorno all’edificio per comprenderlo.
Klinker, logge e frangisole: l’involucro come identità dell’edificio
L’involucro esterno svolge un ruolo decisivo, sia dal punto di vista architettonico sia da quello prestazionale. Il klinker estruso di colore chiaro è stato scelto per la sua durabilità, per la capacità di mantenere nel tempo la qualità dell’immagine architettonica e per la sua coerenza con un edificio pensato per resistere, non soltanto strutturalmente, ma anche esteticamente.
La facciata non è trattata come una superficie continua. Al contrario, viene modellata attraverso arretramenti, tagli e variazioni di profondità. Le logge, schermate da frangisole orizzontali, introducono una dimensione più intima e abitata, lasciando intravedere lo spazio interno senza esporlo completamente.
Particolarmente significativo è lo svuotamento degli spigoli. Dove la geometria vorrebbe la massa più compatta, il progetto introduce leggerezza. I piani in klinker si interrompono e lasciano emergere le logge, trasformando gli angoli in punti dinamici, capaci di cambiare percezione a seconda dell’orientamento e del punto di vista.
Anche le finestre seguono questa logica. Ogni apertura è un taglio, una piega verso l’interno, un passaggio misurato tra la superficie esterna e lo spazio vissuto. Le luci radenti del mattino e della sera accentuano questi effetti, facendo avanzare o arretrare i piani e animando la facciata durante l’arco della giornata.
Efficienza energetica, impianto no-gas e standard nZEB
La ricostruzione non riguarda soltanto la sicurezza sismica. Il nuovo edificio è stato progettato anche per rispondere alle esigenze dell’abitare contemporaneo in termini di efficienza energetica, sostenibilità e riduzione dei consumi.
L’edificio si qualifica come nZEB, acronimo di Nearly Zero Energy Building, cioè edificio a energia quasi zero. Questo significa che il fabbisogno energetico viene ridotto grazie alla qualità dell’involucro, all’efficienza degli impianti e all’integrazione di fonti rinnovabili.
Il sistema impiantistico centralizzato è completamente no-gas e si avvale di pompe di calore aria-acqua per il riscaldamento a pannelli radianti e per la produzione di acqua calda sanitaria. Si tratta di una scelta coerente con un modello edilizio più sostenibile, orientato alla riduzione dell’uso di combustibili fossili e al miglioramento del comfort interno.
In copertura è previsto un impianto fotovoltaico da 19 kWp, mentre il recupero delle acque meteoriche viene gestito tramite una cisterna di oltre 15 metri cubi destinata a usi domestici compatibili. La sostenibilità, quindi, non viene affrontata come parte concreta del funzionamento dell’edificio.
Un intervento che restituisce valore alla città
La demolizione e ricostruzione di via Bartolini 72 rappresenta un intervento in cui esigenze diverse trovano una sintesi: sicurezza sismica, qualità architettonica, efficienza energetica, durabilità dei materiali e nuova vivibilità degli spazi.
In un contesto come quello della ricostruzione post-sisma, la qualità di un’opera si misura nella possibilità di restituire alla città edifici migliori, più sicuri, più consapevoli e più adatti al futuro.
La nuova residenza traduce questa visione in un progetto concreto. Da un immobile del 1971, segnato da criticità strutturali, nasce un edificio contemporaneo che integra tecnologie avanzate; gli isolatori sismici alla base proteggono la struttura, il sistema nZEB riduce il fabbisogno energetico, il klinker e le logge definiscono un’identità architettonica sobria e riconoscibile.
La Sardellini Costruzioni conferma così il proprio ruolo negli interventi di ricostruzione, consolidamento e innovazione edilizia: non limitarsi a costruire, ma contribuire alla trasformazione del patrimonio urbano attraverso opere capaci di unire tecnica, responsabilità e visione.
FAQ
La demolizione e ricostruzione può essere la soluzione più efficace quando l’edificio esistente presenta gravi carenze strutturali, materiali degradati o condizioni tali da rendere il solo miglioramento sismico poco conveniente sotto il profilo tecnico ed economico. In questi casi, ricostruire permette di realizzare un organismo edilizio conforme agli standard attuali di sicurezza, efficienza e comfort.
Gli isolatori sismici servono a ridurre la trasmissione del movimento del terreno alla struttura durante un terremoto. Inseriti tra fondazioni e edificio, consentono alla costruzione di reagire in modo più controllato, diminuendo le sollecitazioni sugli elementi strutturali e limitando il rischio di danni.
Un edificio nZEB, cioè Nearly Zero Energy Building, è un edificio ad altissima prestazione energetica, con un fabbisogno molto ridotto e coperto in parte significativa da fonti rinnovabili. Nel caso della residenza di via Bartolini, il sistema no-gas, le pompe di calore, il fotovoltaico e il recupero delle acque meteoriche contribuiscono a questo obiettivo.
Una ricostruzione post-sisma con tecnologie avanzate non si limita a ripristinare un edificio danneggiato. Permette di aumentare la sicurezza, migliorare l’efficienza energetica, ridurre i consumi, valorizzare il contesto urbano e offrire agli abitanti spazi più confortevoli, durevoli e adatti alle esigenze contemporanee.
