Riqualificazione degli spazi pubblici contro il caldo: pavimentazioni, verde e sottoservizi

Tobia Sardellini

Indice

Introduzione

Riqualificare uno spazio pubblico per renderlo più vivibile durante l’estate significa intervenire sul modo in cui piazze, marciapiedi, parcheggi e strade assorbono il calore, gestiscono l’acqua piovana e accolgono le reti tecnologiche presenti nel sottosuolo.

Per ridurre il caldo negli spazi urbani occorre quindi un progetto unitario, capace di integrare superfici adeguate, ombreggiamento, vegetazione, drenaggio e sottoservizi. La scelta delle singole soluzioni deve sempre partire dalle caratteristiche del luogo: destinazione d’uso, esposizione solare, vincoli architettonici, intensità del traffico, permeabilità del terreno e necessità di manutenzione.

Non esiste, infatti, un materiale valido per ogni contesto. Esiste piuttosto un insieme coordinato di interventi che può migliorare il microclima urbano e, nello stesso tempo, aumentare la qualità, la funzionalità e la durata dello spazio pubblico.

Perché si formano le isole di calore negli spazi pubblici?

Superfici impermeabili, assenza di ombra e accumulo di calore

Le aree urbane sono caratterizzate da una forte presenza di edifici, strade, coperture, piazze pavimentate e parcheggi. Queste superfici sostituiscono progressivamente il suolo naturale e la vegetazione, riducendo la capacità dell’ambiente di trattenere l’acqua, favorire l’evaporazione e generare ombra.

Materiali scuri, compatti e asciutti, come molte pavimentazioni tradizionali, possono assorbire una parte rilevante della radiazione solare ricevuta durante il giorno. Il calore accumulato viene poi rilasciato gradualmente, prolungando la sensazione di caldo anche nelle ore serali.

La presenza di alberi, vegetazione e acqua produce invece un effetto differente. L’ombra limita il riscaldamento diretto delle superfici, mentre l’evapotraspirazione contribuisce al raffrescamento dell’ambiente circostante. È per questo che strade prive di alberature e grandi piazze completamente mineralizzate possono presentare condizioni molto diverse rispetto ad aree vicine dotate di verde e superfici permeabili.

Incidono sul fenomeno anche la forma degli edifici, la ventilazione, l’orientamento delle strade, la densità urbana, il traffico e la presenza di impianti che rilasciano calore. La riqualificazione deve quindi considerare lo spazio pubblico come parte di un sistema più ampio.

Differenza tra temperatura dell’aria e temperatura delle superfici

Quando si parla di caldo urbano è importante distinguere la temperatura dell’aria dalla temperatura delle superfici.

La temperatura dell’aria viene normalmente rilevata attraverso stazioni meteorologiche o sensori posizionati secondo criteri specifici. La temperatura superficiale indica invece quanto sono caldi, in un determinato momento, il terreno, l’asfalto, una copertura o un’altra superficie esposta.

Durante una giornata soleggiata, una pavimentazione può raggiungere temperature molto superiori a quelle dell’aria. Questo influisce sul comfort delle persone perché aumenta la quantità di calore irradiata verso chi attraversa o utilizza lo spazio.

Le immagini satellitari consentono di individuare le aree maggiormente surriscaldate, ma non sostituiscono le misurazioni effettuate a terra. Per comprendere correttamente il comportamento termico di una piazza o di una strada occorre integrare dati sulle superfici, temperatura dell’aria, ombreggiamento, umidità e ventilazione.

Quali interventi riducono il caldo negli spazi pubblici?

Pavimentazioni riflettenti o permeabili: il ruolo dell’ombreggiamento

Le pavimentazioni possono contribuire alla mitigazione del caldo urbano attraverso caratteristiche differenti.

Le superfici con una maggiore capacità di riflettere la radiazione solare tendono ad assorbire meno energia rispetto alle pavimentazioni molto scure. Le soluzioni permeabili o drenanti, invece, favoriscono il passaggio dell’acqua negli strati sottostanti e possono sostenere processi di evaporazione, oltre a ridurre il deflusso superficiale durante le piogge.

Le due caratteristiche non devono necessariamente essere considerate alternative. In alcuni progetti possono essere utilizzati materiali che combinano una tonalità meno assorbente con una struttura drenante; in altri casi è preferibile differenziare le superfici in base alle funzioni: aree carrabili, percorsi pedonali, zone di sosta, spazi di servizio e fasce verdi.

La scelta deve tenere conto anche della resistenza meccanica, dell’aderenza, dell’accessibilità, della facilità di pulizia, del contesto storico e della possibile formazione di abbagliamento. Una superficie molto chiara, per esempio, non è automaticamente adatta a ogni piazza o strada.

Anche l’ombreggiamento ha un ruolo decisivo. Alberature, porticati, pergolati e strutture leggere possono proteggere le aree maggiormente frequentate nelle ore più calde. Nei progetti più efficaci, materiali e ombra vengono studiati insieme, evitando di affidare l’intero risultato a una sola soluzione tecnologica.

 

Verde, alberature e gestione dell’acqua meteorica

Alberi, aiuole, fasce vegetate e piccoli spazi verdi possono svolgere funzioni climatiche, idrauliche, ecologiche e sociali.

La posizione delle alberature deve essere definita considerando l’ombra prodotta nel corso della giornata, lo sviluppo futuro delle chiome e delle radici, la distanza dagli edifici e l’interferenza con le reti interrate. Deve inoltre essere garantito un volume di terreno sufficiente, evitando che le piante vengano collocate in spazi troppo ridotti o completamente isolati dalle superfici permeabili.

La gestione dell’acqua meteorica può essere integrata nel disegno del verde attraverso aiuole drenanti, depressioni vegetate, sistemi di raccolta e volumi di accumulo. L’obiettivo è rallentare il deflusso, favorire l’infiltrazione dove le condizioni del terreno lo consentono e utilizzare, quando possibile, parte dell’acqua per sostenere la vegetazione.

 

Come si integrano lavori stradali, verde e sottoservizi?

Coordinare scavi, drenaggio, reti tecnologiche e nuove superfici

La parte visibile di una riqualificazione urbana è soltanto lo strato finale di un sistema più complesso. Sotto una strada o una piazza possono trovarsi reti idriche, fognarie, elettriche, telefoniche, impianti di illuminazione, condotte del gas e infrastrutture per la trasmissione dei dati.

Prima di intervenire sulle pavimentazioni è quindi necessario ricostruire, per quanto possibile, la posizione e lo stato dei sottoservizi esistenti. Il rilievo iniziale consente di individuare eventuali interferenze, programmare le sostituzioni necessarie e definire correttamente quote, pendenze, pozzetti e punti di raccolta dell’acqua.

Anche gli apparati radicali delle nuove alberature devono essere coordinati con le reti. In assenza di una progettazione integrata, le radici possono incontrare ostacoli, mentre le attività di manutenzione dei sottoservizi rischiano di danneggiare il verde o richiedere la demolizione di superfici appena realizzate.

Il progetto dovrebbe inoltre prevedere modalità di accesso alle reti che limitino, per quanto possibile, gli interventi invasivi futuri.

Evitare interferenze e rifacimenti con una progettazione unitaria

Uno degli errori più frequenti negli interventi urbani è affrontare separatamente pavimentazioni, verde, illuminazione, raccolta delle acque e reti tecnologiche. Questa frammentazione può generare incompatibilità, ritardi e successivi rifacimenti.

Una progettazione unitaria permette invece di stabilire una sequenza logica delle lavorazioni. Prima si interviene sulle reti profonde e sugli elementi che non saranno più accessibili; successivamente si realizzano drenaggi, sottofondi, predisposizioni impiantistiche, aree destinate al verde e superfici di finitura.

La stessa impostazione consente di verificare in anticipo le quote di accesso agli edifici, la continuità dei percorsi pedonali, l’assenza di barriere architettoniche e il corretto raccordo con le strade esistenti.

Il coordinamento non riguarda soltanto i disegni di progetto. Prosegue in cantiere attraverso il confronto tra direzione lavori, impresa, tecnici degli enti gestori e responsabili della sicurezza. Quando le lavorazioni interessano centri storici o aree molto frequentate, questa organizzazione diventa essenziale per ridurre le interferenze con le attività cittadine.

Come si pianifica una riqualificazione urbana, dal sopralluogo al cantiere?

Sopralluogo, analisi delle criticità e definizione delle priorità

Ogni intervento dovrebbe iniziare da un sopralluogo tecnico approfondito. L’analisi riguarda lo stato delle pavimentazioni, i ristagni d’acqua, le pendenze, la presenza di dissesti, le zone prive di ombra, il comportamento della vegetazione esistente e le condizioni dei sottoservizi.

È utile osservare anche come lo spazio viene realmente utilizzato: quali sono i percorsi più frequentati, dove si concentrano le soste, quali aree risultano difficili da attraversare e quali attività devono rimanere accessibili durante il cantiere.

Quando l’obiettivo comprende la riduzione del caldo, l’indagine può essere integrata con dati sull’esposizione solare, rilievi termici e analisi delle temperature superficiali. Queste informazioni aiutano a individuare le aree prioritarie e a evitare interventi uniformi dove sarebbero più efficaci soluzioni differenziate.

La fase conoscitiva deve inoltre chiarire i vincoli presenti: tutela storico-architettonica, prescrizioni paesaggistiche, accessi carrabili, passaggio dei mezzi di soccorso, mercati, eventi pubblici e sottoservizi strategici.

Fasi di cantiere, sicurezza, accessibilità e manutenzione futura

Negli spazi pubblici il cantiere deve convivere con la città. Occorre quindi pianificare recinzioni, percorsi alternativi, accessi alle abitazioni e alle attività commerciali, aree di carico e scarico e passaggi per i mezzi di emergenza.

La suddivisione in fasi può consentire di mantenere utilizzabile una parte dello spazio mentre si interviene sulle altre. Questa organizzazione richiede però una programmazione precisa delle forniture, delle demolizioni, degli scavi e dei tempi necessari per la posa dei materiali.

La manutenzione futura deve essere considerata fin dalla progettazione. Una pavimentazione permeabile, per esempio, può perdere parte della propria efficacia se i vuoti superficiali vengono progressivamente ostruiti. Analogamente, le alberature richiedono irrigazione nelle fasi di attecchimento, controlli di stabilità e una gestione coerente con la specie scelta.

Progettare la manutenzione significa definire superfici ispezionabili, materiali sostituibili, accessi ai pozzetti, modalità di pulizia e responsabilità gestionali. È un passaggio spesso poco visibile, ma decisivo per conservare nel tempo le prestazioni dell’intervento.

Le competenze della Sardellini Costruzioni nella riqualificazione degli spazi pubblici

Lavori stradali, sistemazioni a verde e sottoservizi

La riqualificazione di piazze, strade e aree esterne può richiedere competenze che appartengono a settori diversi ma strettamente collegati.

Tra le attività che possono essere coordinate nello stesso intervento rientrano le demolizioni delle superfici esistenti, gli scavi, la realizzazione dei sottofondi, la posa delle pavimentazioni, la sistemazione dei percorsi, la predisposizione delle aree verdi e gli interventi sulle reti interrate.

Sardellini Costruzioni comprende tra i propri ambiti operativi i lavori stradali, le sistemazioni a verde e i sottoservizi, attività presenti in differenti realizzazioni riguardanti infrastrutture, edifici pubblici e interventi di recupero urbano.

Riunire queste lavorazioni all’interno di un’organizzazione coordinata aiuta a mantenere coerenza tra opere visibili e infrastrutture sottostanti. È particolarmente importante nei contesti in cui il rifacimento delle superfici coincide con la necessità di aggiornare impianti, drenaggi o reti tecnologiche.

Impermeabilizzazioni, superfici esterne e coordinamento impiantistico

Alcuni spazi pubblici si trovano sopra locali interrati, parcheggi, gallerie o strutture storiche. In questi casi la pavimentazione non può essere progettata senza considerare il sistema di impermeabilizzazione sottostante.

La continuità delle membrane, la corretta esecuzione dei risvolti, il raccordo con caditoie e pozzetti e la protezione degli strati impermeabili sono elementi essenziali per evitare infiltrazioni e degrado.

Anche il coordinamento impiantistico assume un ruolo rilevante. Illuminazione pubblica, videosorveglianza, sistemi di comunicazione, alimentazioni elettriche e predisposizioni per futuri servizi devono essere integrate prima della posa definitiva delle superfici.

Le competenze di Sardellini Costruzioni comprendono, oltre ai lavori stradali e ai sottoservizi, interventi di impermeabilizzazione e impiantistica tecnologica. La possibilità di riunire lavorazioni differenti all’interno dello stesso quadro operativo è particolarmente utile nei cantieri complessi, dove ogni elemento dipende dal corretto completamento di quello precedente.

Soluzioni realizzate, fotografie di cantiere e risultati verificabili: il progetto di Ferrara

Un’esperienza significativa per Sardellini Costruzioni è rappresentata dai lavori di riqualificazione urbana di Piazza Trento e Trieste a Ferrara, eseguiti nel 2014 per il Comune di Ferrara. L’intervento ha interessato uno degli spazi più rappresentativi del centro storico cittadino.

Tra le lavorazioni documentate rientrano le pavimentazioni e i sottoservizi: due componenti strettamente connesse in ogni progetto di riqualificazione urbana. Prima di completare le superfici, infatti, è necessario verificare e organizzare ciò che si trova al di sotto di esse, predisponendo correttamente reti, quote, sistemi di drenaggio e punti di ispezione.

  • Inserire foto progetto

Il progetto di Ferrara permette di mostrare concretamente un principio centrale anche negli interventi contemporanei contro il surriscaldamento urbano: pavimentazioni, gestione dell’acqua e infrastrutture interrate non possono essere progettate come elementi separati.

Le esigenze attuali richiedono oggi di affiancare a queste competenze una valutazione sempre più attenta del comportamento termico delle superfici, dell’ombreggiamento e dell’integrazione del verde. Rimane però invariato il metodo operativo: conoscere ciò che esiste, coordinare le lavorazioni e costruire superfici durevoli, accessibili e compatibili con il contesto urbano.

FAQ

L’isola di calore urbana è il fenomeno per cui una città, oppure una sua parte fortemente edificata e pavimentata, presenta temperature superiori rispetto alle aree circostanti meno urbanizzate. Tra le cause principali vi sono la riduzione del verde, l’impermeabilizzazione del suolo, l’assorbimento di calore da parte delle superfici e la minore ventilazione.

No. Una pavimentazione più riflettente può limitare l’assorbimento della radiazione solare, ma la sua idoneità dipende dal contesto. Occorre valutare abbagliamento, valore storico dello spazio, traffico, resistenza, manutenzione, accessibilità e rapporto con le facciate circostanti. In molti casi la soluzione migliore nasce dalla combinazione di materiali, verde e ombreggiamento.

L’acqua attraversa la superficie e viene accolta negli strati drenanti sottostanti. In base alle caratteristiche del terreno può infiltrarsi, essere temporaneamente accumulata oppure convogliata verso una rete di smaltimento. Prima della realizzazione devono essere verificate permeabilità del suolo, quote, pendenze, falda, carichi previsti e possibilità di manutenzione.